9:21. Oggi è una giornata nuvolosa, e tra poco meno di un'ora dovrò essere a scuola. Tra tutti i miei pensieri su come trascorrere quest'ora, avevo pensato di andare da mia nonna, magari fare una foto a quel bellissimo mazzo di rose rosse e bianche che nonno le ha regalato ieri, per il suo settantaquattresimo compleanno, per poi magari pubblicare quella foto su Instagram e scrivere una bella dedica ad un amore che, pur passando gli anni, non finisce mai.
Progetti stroncati. Con l'ingenuità di un bambino mi siedo sullo sgabello del pianoforte di casa, pronto a strimpellare qualcosa su 'Boulevard of broken dreams'. Certo gli accordi su Internet, li trovo. Ma poi, come un fulmine a ciel sereno, mi viene in mente lui: l'amico di una vita passata, quella vita che ormai hai cambiato e che non è più la tua. Quell'amico che magari ti ha sempre trattato un po' di merda, ma a cui forse tu hai voluto un bene dell'anima, fino a trascurare te stesso pur di mantenere in piedi un'amicizia così.
Chiudo la pagina degli accordi e mi precipito su Facebook. Entro, cerco il suo profilo. Eccolo.
E' sempre lui. Guardo la sua bacheca. Scendo. Tanti, troppi ricordi, troppo pesanti per uno come me. Lacrime. Amarezza. Schifo. Devo uscire dal suo profilo ma ci rimango. Continuo a scendere, continuo a sfogliare. Due anni fa. Tre anni fa. Continuo a lacrimare con il viso inespressivo, freddo, apatico, vuoto. Le lacrime solcano il mio viso, che dal canto suo non fa una piega; lascia parlare gli occhi, unici testimoni di un dolore troppo grande per essere descritto.
Devo uscire dal suo profilo, cazzo. Devo uscire. Ma non ce la faccio. Continuo a scendere e arrivo in fondo. Vedo un'icona: Immagini.
Non ci devo entrare. Non devo farlo, Devo passare oltre, mettere il telefono in standby, chiudere tutto, magari sbatterlo a terra e romperlo, ma non devo entrare in quella dannata icona, non devo premerci sopra. E invece lo faccio, dannazione. Inizio a sfogliare e a guardare tutte le foto, una per una. Ora lavora. Prima andava a scuola. Continuo a sfogliarle. Le lacrime sembrano cessare.
Poi arriva la mazzata, il colpo di grazia: la nostra foto. La nostra foto, cazzo, quella di cui io mi ero dimenticato, quella che io avevo rimosso dai miei ricordi, dalle mie giornate, dai miei pensieri. Le lacrime riprendono a scorrere insistentemente mentre il mio viso inizia a tremare, a incespicare, a cedere. Le mie corde vocali vogliono farsi sentire, io le trattengo. 'Voi non parlate, almeno per oggi'.
Chiudo Facebook, chiudo tutto. Mi chiudo in stanza, al buio, rinnegando un passato che, tumultato da ricordi, torna indietro a bussare e a farsi sentire, forte come non mai.
Le persone non si dimenticano. Potranno averci fatto del bene, del male o forse tutti e due, ma non si dimenticano. Perché chiunque passi nella tua vita, anche apparentemente uno sconosciuto che incroci per strada e neanche saluti, ti lascia dentro qualcosa, E quel qualcosa non potrà mai essere cancellato.