domenica 22 dicembre 2013
In pizzeria, con amici, una serata in compagnia, una serata simpatica, divertente, felice. Una serata un po' diversa, un po' come le altre.
Forse stavamo mangiando. Il nostro tavolo era lontano dalla reception, in un angolo in fondo, in un angolo dove giocavano i bambini.
Che palle sti bambini, non fanno altro che urlare e schiamazzare. Porca puttana, non si può neanche mangiare una pizza in pace, Cristo oh.
Poi senti un qualcosa tra i piedi. Guardi: una pallina. Ma porca troia, hanno davvero rotto il cazzo questi bambini. Ora mi giro e li rimprovero.
Raccolgo la pallina. Mi giro. Vedo un bambino, dietro di me, uno sguardo tranquillo. Bum. 'Me la puoi rendere?' le sue parole. Bum. 'Tieni' la mia.
Bum. Fucilata. Quel bambino era uguale ad un altro bambino. Già, quel bambino era uguale ad un compagno di asilo, ma non un compagno d'asilo qualsiasi: era uguale a quel compagno d'asilo con il quale tu passavi ore, mattinate, giorni, mesi. Uguale a quel compagno d'asilo con cui tu andavi non d'accordo, di più. Uguale a quel compagno d'asilo che avevi dovuto abbandonare prima delle elementari a causa di un trasferimento dei genitori.
In un attimo, la mente torna indietro di anni, forse secoli. Ricordi la felicità, i momenti assieme, ma anche i pianti, la disperazione per quell'addio che a me sapeva di ingiustizia.
Cazzo, come minchia si chiamava. Giusto, ora ricordo. Lo devo assolutamente cercare su facebook.
Allora entro e lo cerco, pregando che quel 1 per cento di batteria duri, o almeno per permettermi di trovarlo.
Trovato.
Entro nel suo profilo. Cazzo, quanto è cambiato. Sfoglio le foto. È diventato un grande. È un'altra persona. È diverso. Non è più lo stesso.
E di colpo inizi a provare tanta amarezza. Forse troppa. Iniziano a passati ricordi per la testa. La nascita di tuo fratellino. Il primo giorno delle elementari. La prima cotta. Il primo bacio. La poesia che mia nonna ha cantato piangendo davanti alla salma di mio nonno. Le lacrime per Lei. Le lacrime di liberazione dopo un anno terribile.
E capisci. Capisci che il mondo di una volta non tornerà mai; che cambierà, forse, ma non tornerà mai più quello di prima. Capisci che ora non si fa più qualcosa tanto per fare, per gioco: capisci che ora si inizia a fare sul serio. Capisci i tuoi comportamenti sbagliati, e prometti a te stesso di non ripeterli più. Capisci che ormai la strada è questa, e che non puoi fare nulla per cambiarla.
Capisci che ora stai entrando a far parte del mondo dei grandi, e che non puoi tirarti indietro. Non puoi. E allora via, a tutta, in una gara contro il tempo, contro te stesso, contro il mondo. Perché potrai avere tutti gli amici del mondo ma nella tua vita, nelle tue decisioni, sarai sempre solo. Solo, davanti ad un pianeta, una goccia nell'Oceano, un granello di sabbia in una spiaggia. Solo ad affrontare la tua vita.
Solo.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento