E' strano, tanto strano. Ed allo stesso tempo è sempre così, è sempre la stessa storia. Da tre anni a questa parte, è sempre la stessa storia.
C'è chi dice che si diventa ciò che si vuole essere. Io a questa cosa non ci ho mai creduto. Secondo me, si diventa ciò che si ha paura di essere: si, si diventa quello che non si vuole diventare, si diventa ciò che no, non vogliamo essere. E' strano da dire, lo so. Ma ho l'impressione che sia davvero così.
Fino a tre o quattro anni fa, non avrei mai creduto di essere ciò che sono diventato oggi. Mi vedevo diverso, migliore, mi vedevo da un punto di vista astratto e non concreto, mi vedevo un po' come si vedono tutti i ragazzini di tredici anni: con gli occhi di chi sogna, di chi sogna per davvero. Ma poi cresci, e la vita un po' ti sfugge di mano. Inizi ad aver paura di tutto e qui ti giochi il tuo futuro, ciò che sarai più avanti. Nessuno ti guarda più in faccia, non c'è più spazio per l'amicizia, per la pietà o per la cavalleria. Ognuno pensa a se stesso e chi pensa agli altri è solamente un fottuto coglione che della vita non ha capito un cazzo.
Inizi ad aver paura di tutto. Di uscire da casa, di metterti alla prova; esci e l'unica cosa a cui pensi tutto il tempo è pregare un Dio di cui dubiti pure l'esistenza per non essere preso di mira da eventuali battute di cui vengono presi di mira un po' tutti. Ma 'tutti' riescono a reagire e a rispondere anche simpaticamente, tu no. 'Sei una merda', 'Sei spazzatura', 'Sei una femmina'. Tutti reagiscono e lo fanno simpaticamente. Tu no. Ti chiudi dentro una gabbia senza porta nè tantomeno lucchetto, e al massimo ridi. O meglio: fai finta di ridere. Perchè tutto ciò che desideri, in realtà, è andartene, scappare, non farti più vedere. Forse morire.
Eppure non volevo essere così. Quando eri bambino ti consideravi un po' un leader, e forse lo eri pure. Ma sapevi, sapevi molto bene che avevi paura di diventarlo, ciò che sei adesso. E la paura ti ha fatto diventare paranoico, ti ha oscurato la vista e ti ha rinchiuso dentro la gabbia dove oggi vivi. Non sai come uscirne e non sai nemmeno se ci riuscirai: forse cambiando vita, ma non così. Così stai arrivando all'autodistruzione, a passare le tue giornate dietro ad uno schermo di un fottutissimo aggiegio elettronico che non ti dà assolutamente nulla, se non noia e disperazione. E lo sai, lo sai che dovresti solo uscire e fottertene, di tutto e di tutti. Ma credi di essere in una situazione che ormai ti è sfuggita di mano. E sei punto e a capo.
Difficile, molto difficile riprendersela. Forse, troppo. Troppo difficile.
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