sabato 4 gennaio 2014

Le crisi. Ne ho passate tante e di tutti i colori, ne ho passato diverse e quasi tutte differenti, ne ho passate a decine e sono tutte passate, più o meno in fretta. Ma stavolta, stavolta no.
Credo di essere morto. Incapace di ridere davvero, chiuso in me stesso e poco espansivo, incapace di parlare e avere una vita sociale decente, incapace di fare battute e di rispondere ad esse; incapace, forse, di vivere. Già, credo proprio di essere così: incapace di vivere. E non esiste persona più vuota di chi voglia di vivere non ne ha più.
Sono sotto scacco. Sotto scacco da chi da me ha visto solo e soltanto il bene, sotto scacco da una società e un modo di vedere il mondo che mi stanno uccidendo, sotto scacco dal mondo stesso. O molto più semplicemente, sotto scacco da me stesso. Ho paura che questo scacco sia matto. Di certo, se non lo è, lo sta diventando, e non riesco a reagire, non ci riesco proprio. Sto cadendo in una voragine e non riesco più ad aggrapparmi alla mia vita, a quella vita felice e spensierata che avevo, a quella vita bella e così piena di soddisfazioni. Il mio mondo si sta chiudendo dietro ad un cazzo di barattolo di cinque pollici e mezzo, e non ne esce. Non riesce ad uscirne.
Non credo di avere amici veri. Sono utilizzato da qualsiasi persona a cui dono un briciolo di fiducia. Chissà come sarebbe la mia vita se ne avessi anche soltanto uno, di amico come fratello. Forse avrei più fiducia in me stesso. Non ho mai amato nessuno e non credo ci riuscirò mai. Però quanto vorrei provare ad amare una persona, quanto vorrei sorridere e gridare al mondo la mia libertà, quante volte ci ho provato e non ci sono mai riuscito. E chissà se un giorno o in un'altra vita ci riuscirò.
Spero solo di rialzarmi e di tornare a guardare la gente negli occhi. Ne ho bisogno. Ma se non ci riuscirò, beh: sarà finita.

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