lunedì 6 gennaio 2014

Trentaquattro giorni.

'Mancano trentaquattro giorni'.
'Trentaquattro giorni?'.
'Oh si, trentaquattro giorni'.
Guardo il calendario di fronte al mio letto. E' il sei Gennaio. Faccio rapidamente i conti.
'Da quando in qua fai il conto alla rovescia per il mio compleanno?'.
'Non sarà soltanto il tuo compleanno, figlio mio'.
'E cosa sarà? Mamma, sono ancora addormentato, non ho voglia di pensare'.
'Ieri abbiamo chiamato il centro traslocchi. Il giorno del tuo diciottesimo compleanno ci trasferiamo nella casa nuova. Sei contento?'.
Silenzio.
'Beh, non rispondi?'.
'Io il giorno del mio compleanno non sarò in paese'.
'Come sarebbe a dire?'.
'Hai sentito bene'.
Inutile continuare a scrivere le domande senza risposta che sono seguite.
Vaffanculo. Vaffanculo tutto. Non ci sarebbe stato modo migliore per rovinare il mio ingresso nel mio mondo degli adulti. Questa casa, questa casa che non è nostra di proprietà ma è nostra con il cuore, è la mia vita. Questa casa dove abito da quando sono nato è la mia casa. Non quella. Quella è un ammasso di mattoni deformi che io odio con tutto me stesso, dal primo all'ultimo. Questa casa no: questa casa è parte di me, questa casa sono io. Ci ho pianto, ci ho riso, ci ho litigato, sono impazzito, qui. Questa è la mia casa.
No, non voglio andarmene. Non voglio andarmene da questo posto. Preferisco morire, che andarmene, ma voglio rimanere qui. Voglio attaccarmi ai muri e non staccarmi più, voglio essere anche io un mattone perfetto nella casa della mia vita, voglio essere anche io una mattonella, voglio essere anche io un pezzo di cemento, di impasto collante. Voglio viverci fino a morire, in questa casa. Non voglio andarmene. Oh no, non voglio.
Questa casa vuota non sarà più la stessa. Il giardino senza i cani che abbaiano come pazzi o senza i ricci che ogni tanto scassano le palle non sarà più un giardino. Io voglio starci, in questo posto così bello. E vaffanculo, minacciami, sparami, ammazzami, ma io da qui non me ne vado. E in quella casa così buia, così fredda io non ci vado. Me ne rimango in strada, piuttosto. Mi accamperò da qualche parte. Ma lì, no.
Sono impotente. Impotente davanti ad un destino che è più forte di me. Qui, la mia casa, via Mazzini 131; lì, quella casa, via Mazzini 31. Mio bisnonno, padrone di quella casa, nato il 10 Febbraio 1912; io, nato il 10 Febbraio 1996.
Ma no, non voglio andarmene da qui. Dovrò farlo e sarà il giorno più brutto della mia vita. Lo so: lo so che starò male per mesi a non avere più l'aria calda del convettore affianco, starò male per mesi nell'abbandonare questi muri imbiancati con tanta cura da me stesso e queste mattonelle rosee. Non sarò più io.
Oh no: non sarò più io.

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