C'è chi si distrugge con l'alcool. C'è chi preferisce il fumo. Oppure chi preferisce le droghe: leggere o pesanti, da sniffare o da fumare, o da farsi in vena. C'è chi lo fa per sfizio, e c'è chi lo fa per stress, per non accettare una realtà che non riusciamo a sopportare, perché non si ha più voglia di andare avanti.
Si, lo ammetto. Anche io mi drogo. Mi drogo, mi drogo fino a non reggermi in piedi, fino a sentirmi male. Fino a perdere il contatto con la realtà. Ci sono sere nelle quali pensi che la tua vita sia stata bugiarda, che non ti abbia dato ciò che tu ti sei davvero meritato. Pensi a rimpianti, rimorsi, alcuni troppo forti da sopportare: quando perdi un'opportunità forse più grande di te. Vuoi prendere a calci qualcosa, qualsiasi cosa si trovi davanti a te. E inizi a voler perdere il contatto con la realtà: ti dirigi verso l'ingresso di casa tua e prendi la tua droga. Esci.
Scendi giù, attraverso la strada, dritto verso il centro. Ma prima di girare verso la piazza, giri a sinistra, e imbocchi una rampa di un chilometro e mezzo al venti per cento di pendenza. Digrigni i denti come un cane ringhiante. Parti a tutta.
Spingi sui pedali della tua droga, la sollevi quasi, ti rialzi, spingi, rilanci. Fiato corto, pulsazioni a mille. Dopo soli cinquecento metri sei già a tutta ma continui a spingere. Ti alzi, spingi, rilanci, ti risiedi. A tutta. Continui ancora e ancora, ti si annebbia la vista, stai per vomitare, ma continui, con la luce arancione dei lampioni che sembra cambiare colore. Stringi i denti e continui a spingere nonostante tutto, perché ti vuoi distruggere, perché vuoi sentirti male, lo vuoi tu e basta. L'acido lattico ti attanaglia i muscoli ma continui.
La salita finisce. Ti fermi.
Ti rovesci. Non capisci più nulla, non hai più fiato ne gambe. Sei coricato in terra. Distrutto. Incapace di rialzarti: vomiti tutto quello che hai in corpo. Incapace di trovare forze per muovere anche solo un dito, incapace. Incapace di rimetterti in sella alla tua droga: la tua bicicletta.
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